Mettiti comoda e vivi

Ogni anno, a settembre, è la stessa storia. Questo periodo non ha senso. Non riesco a scrivere. Non riesco a sorridere davvero. Riesco solo a non mettere a posto i vestiti che mi provo e a lasciarli accumulati in un angolo della stanza: proprio come i pensieri nella mia mente. Ma cos’avrò fatto di male – mi chiedo tutti i giorni – per non avere mai ciò che desidero? Non suono più la chitarra da un pò. E’ anche vero che mi si è rotta una corda. Però potrei andare a comprarle tutte e cambiarle, finalmente, le corde. E non lo faccio.
Le mie non azioni sono metafore del mio non essere attuale.
Sento la mia anima invasa quando invece non c’è manco una traccia della presunta battaglia, non c’è manco più disordine. C’è solo vuoto. E chi lo sa se il vuoto è come una ferita. Chi lo sa se i vuoti si rimarginano.

Sono cresciuta, mi dicono. Sono più matura, soprattutto per la mia età. Ma a una persona serve prima l’amore e poi la consapevolezza.
Questo è il tuo ultimo anno di liceo, mi dicono. Cerca di impegnarti e porta a termine tutto. Ma a una persona non servono semafori, servono strade non trafficate.
Ti servirebbe un bel ragazzo, mi dicono. Te lo meriti. Ma a me servirebbe prima meritarmi, e poi magari meritare qualcun altro.
Vorrei raggiungere i posti che desidero visitare. So che a ogni posto corrispondono tipi di persone e io voglio guardarle tutte. Ammirare come queste siano parte del mondo e accorgermi che, volendo, potrei esserlo anch’io. Solo che io preferirei di gran lunga essere parte del mondo di qualcuno.

E’ difficile. Ma la voglio così la mia esistenza: spudorata, svestita, sfrontata, che arranca, che ha il fiatone, che si dimena, che corre e che sragiona.

Voglio raggiungerti anche se tu non sarai lì. Mal che vada, avrò raggiunto comunque me.

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l’idea del mai

la vita ci divide
come fossimo due epoche diverse
che si sono susseguite
e idealmente unite
per analogia di venti e proteste
e vittorie in battaglie funeste

la vita ci divide
come fossimo due terre emerse
fianco a fianco
ma sostenute dai fili di maree perverse
che confondono le acque
senza mai nulla spostare
allontanare
avvicinare

io sono qui
tu pure
ma tu comunque dall’altra parte

Smettila di volermi
immagino un giorno mi dirai
e io obbedirò
e non avrò più occasioni per non volerti.

L’inizio di un momento

Agosto. Afa ma cielo grigio e incazzato nero. Pomeriggio insignificante, soffocante e deleterio per chi come Lya ci pensa alla vita e si sofferma su ogni istante trascorso, su ogni ferita lasciata sanguinare.

Lya non sa amare, non è mai stata amata come avrebbe voluto. Crede perfino sia colpa sua. Un groviglio le stringe le corde vocali e per quanto lei ami parlare, sta zitta per sopportare, sta zitta per gridare. E questo magone emerge ogni pomeriggio alle 3 partendo dalla pianta dei piedi, salendo alle gambe verso le 4, raggiungendo lo stomaco verso le 5.20 e per le 6 è già nel petto. E’ lì che un silenzio tombale interiore squarcia la rumorosità dell’esistere. E’ silenzio dentro Lya, è silenzio fuori Lya.
Ma poi all’improvviso dalla TV: eccola, la sua canzone. Magnolia. Sembra quasi non si ricordi di quel pezzo che spesso ha dato un peso ai suoi sogni, essendone il sottofondo.
E invece, l’importanza che la stessa ha per lei la assale e la rapisce per un attimo che definisce “per sempre“. Per sempre è il suo attimo preferito.

Trascinata da quelle note, Lya, ricorda l’amarezza acquisita dal ricordo di un sole, precisamente un sole del 2005. “L’amarezza sta nell’irripetibilità“, ha scritto in passato ad un amico. Noi tutti crediamo si riferisse alla semplice mancanza nei confronti di un’ingenuità persa per sempre. Era convinta che di quell’ostinazione nel volerla recuperare (l’ingenuità) a tutti i costi qualcuno se ne sarebbe preso cura prima o poi. Da sola non poteva farcela. O semplicemente non voleva fermarsi, ma essere fermata. Non voleva trovarsi, ma essere trovata. Quell’ostinazione richiedeva carezze, calma e comprensione.

E così cominciò a scrivere, a ingannare l’attesa.

Quello che voglio non sta mai con me. Sta sempre dentro di me.